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Tutte le ultime notizie dalla delegazione regionale Sicilia di Fondazione Italiana Sommelier

A Palermo / Brindando con il Franciacorta - Tasting d'autore con Ricci Curbastro

di Roberto Oddo

09/12/2016
[Andar per gusti] Franciacorta: un territorio, un vino, un marchio. Siamo nella provincia di Brescia, tra il lago d'Iseo a nord e il monte Orfano a sud, un territorio a forte vocazione industriale e commerciale: il nome di franca curtis, ovvero di luogo risparmiato dal pagamento del dazio al vescovo di Brescia, dice già tutto. Ed è un nome che la zona porta con sé fino a oggi con alterne vicende. Eppure, di vino qui si parla a partire già dal Medioevo e sembra che non si sia mai smesso di produrlo. Nel 1570 Girolamo Conforti, medico, scrive un libriccino con l'intento di studiare gli effetti sanitari dei vini «mordaci» (che noi oggi chiameremmo spumanti) sulla digestione, a testimonianza del fatto che esisteva un mercato considerevole del prodotto. È lo stesso arco temporale in cui nasce lo champagne (che però verrà codificato solo al termine del secolo successivo) e sembra che il mondo occidentale senta un estremo bisogno di vini spumanti. Nessuno ancora ne conosceva il meccanismo, Pasteur sarebbe venuto molto tempo dopo, ma questi vini esistono e sono richiesti e pagati. È nel XX secolo che cambia tutto nella Franciacorta: nel 1961 rinasce ufficialmente l'enologia della zona con Guido Berlucchi e il suo enologo Franco Ziliani, per la produzione di 3000 bottiglie di spumante rifermentato in bottiglia, come con il corrispettivo francese; in etichetta compare già il nome del territorio. Manca poco, ormai: i produttori della zona, interessati alla qualità del vino, si alleano in un consorzio e nel 1967 nasce la D.O.C. Franciacorta che negli anni andrà trovando sempre più una sua fisionomia identificandosi con il vino che oggi ben conosciamo,

Tra gli undici produttori che formarono il primo consorzio Franciacorta c'era il discendente di una nobile famiglia di Lugo di Romagna (anche se nato a Viterbo e formatosi a Roma), Gualberto Ricci Curbastro, il cui figlio oggi è il titolare di una delle aziende di riferimento sul mercato. Riccardo Ricci Curbastro, appunto, lo scorso 5 dicembre è stato protagonista di una magnifica degustazione organizzata da Maria Antonietta Pioppo, Presidente della delegazione Sicilia Occidentale della Fondazione Italiana Sommelier. Nella splendida cornice di Palazzo Branciforte a Palermo, i numerosi partecipanti ci siamo incontrati intorno al Franciacorta, per la precisione a due Satèn e due Extra Brut, in una sorta di doppia mini-verticale che ci ha consentito di esplorare il territorio e i suoi frutti. Accomunati tutti da freschezza e mineralità, tratti distintivi del Franciacorta secondo Ricci Curbastro, i 4 vini si sono rivelati in tutta la loro eleganza. Diverse le modalità di produzione: il Satèn (7 g/l di zucchero), più delicato per la più bassa pressione in bottiglia, è un brut ed è un blanc de blancs, ossia un vino prodotto di sola uva bianca del territorio, vale a dire Chardonnay e Pinot con passaggio in barrique, mentre l'Extra Brut (a 2 g/l di zucchero) è fatto per metà di Pinot nero e per metà di Chardonnay con passaggio in acciaio. 2011 e 2006 le annate, in modo da raddoppiare il confronto tra le due tipologie di vini e ricostruirne per grandi linee una storia. L'aspetto che ha impreziosito ancor più la degustazione è stata la presenza di Gaetano Billeci, chef del ristorante di Palazzo Branciforte, che ha abbinato ad ognuno dei calici una sua ricetta.

Il primo vino è il Satèn 2011 (sboccato a marzo del 2016) e la presentazione più bella e incisiva viene proprio dal suo produttore, che ha dimostrato di conoscere e amare quel che propone: «Pensate a un foulard: ecco il foulard è morbido e ha stoffa». Rotondità e struttura sono dunque le caratteristiche principali di questo gioiello esemplare nella sua tipologia (che, anticipo subito, è il mio preferito in tutta la serata). Giallo paglierino, brillante, con bollicine fini e numerose, al naso presenta delicatissime sfumature fruttate dalla pera all'agrumato; in bocca, poi, è avvolgente, la freschezza arriva in seguito ed è seguita da minima astringenza e una certa sapidità, il tutto incredibilmente persistente, con grandi possibilità di abbinamento e di uso a tutto pasto. Per l'occasione Gaetano Billeci ha proposto un gambero rosso panato nei corn flakes su una mousse di mozzarella di bufala che ripulisce la bocca. Per parte sua, l'Extra Brut 2011 si caratterizza per un colore giallo paglierino un po' più intenso con una leggerissima nuance ramata dovuta al Pinot nero, ancora brillante, con bollicine fini, numerose e persistenti, all'olfatto prevale una fragranza caratteristica del Franciacorta, nota tostata e di frutta secca, con un ritorno "burroso". L'attacco gustativo è diversissimo: freschezza e sapidità si giocano l'ingresso in bocca, seguiti da una grande morbidezza, ma il carattere molto più deciso porta a una persistenza anche maggiore del Satèn che lo precedeva. Accanto a questo vino, lo chef Gaetano Billeci ha proposto un'arancinetta al limone panata con della polenta, incredibilmente fresca e golosa.


Per la seconda coppia di vini (del 2006) si ricorre a un'etichetta Museum release che - nel fare riferimento al primo museo del vino in Franciacorta aperto da Gualberto Ricci Curbastro - propone un più lungo affinamento in bottiglia: la sboccatura è più tarda (otto anni, in questo caso, dal 2007 al 2015) e dunque si va indietro nel tempo come in un museo. I due vini interpretano in effetti un'annata molto calda e piuttosto difficile: siccità per tutto luglio, poi finalmente il tempo si è rinfrescato e sono arrivate le pioggie, con una vendemmia che è iniziata il 22 agosto. Un paninetto con mousse di mortadella e sgombro arrosto ha accompagnato l'incantevole Satèn, dal colore già più carico, che vira decisamente verso il dorato, ma non meno brillante, e dal naso strepitoso, con note nostate, di frutta matura, floreale e di miele. In bocca, poi, è una sorpresa: secco, naturalmente, e morbido, nonostante l'età la freschezza arriva prima del Satèn del 2011, restituendo quella complessità olfattiva di frutta, miele e fiori che si alternano dando un gusto più deciso e più carattere a questo vino così maturo per la sua tipologia e, nello stesso tempo, così promettente in termini di ulteriore longevità. Infine, la «Porchetta secondo me» (pancetta a mezza cottura ripassata in padella dello chef Gaetano Billeci) accompagna l'Extra Brut 2006: colore già dorato, brillante, medesima eleganza nelle bollicine, all'olfatto ancora una volta rivela tostatura e profumi più complessi e un ben più deciso sentore minerale che torna poi al palato. La freschezza quasi tagliente si accompagna qui a una marcata sapidità e perfino a una discreta speziatura: la sensazione è che questo vino abbia ancora tanto da raccontarci nei prossimi anni, sebbene il carattere sia così ben definito. Ben si comprende, allora, la curiosità di Riccardo Ricci Curbastro, che dichiara di voler capire quanto a lungo un vino possa affinarsi in bottiglia prima di rivelare la sua piena maturità.

Credo ce lo si sia chiesto tutti: se queste sono le premesse, più ancora che le promesse, ciascuno di noi si augura di poter degustare di nuovo dei Franciacorta all'altezza dei più ambiziosi progetti di un produttore così facondo ed elegante.


Roberto Oddo
Fotografie
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